Come si scrive un romanzo – 2

Il punto di vista

Questa tecnica consiste nel piazzare il lettore nella mente e nelle emozioni del personaggio centrale della storia (personaggio focale).

Se ben utilizzata, questa tecnica provoca l’immedesimazione e il coinvolgimento massimo del lettore.

Scegliete bene il personaggio focale: dovrà essere colui che subisce il cambiamento, o colui che trasmette il messaggio, o colui che ha la maggiore posta in gioco.

Una volta scelto il personaggio focale, l’oggetto del narrato dovrà essere limitato a questo punto di vista: se siete nella testa di Antonio, non potrete descrivere ciò che pensa Maria. Per riportare quello che accade nell’animo di Maria dovrete fare ricorso al dialogo, oppure descrivere le reazioni fisiche di Maria.
Se siete nella testa di Antonio, non potrete riportare ciò che succede a 300 km di distanza, o dovrete usare un trucco (per esempio Antonio che guarda un notiziario in televisione).

Significa anche che gli eventi narrati saranno sempre filtrati attraverso i sensi, le emozioni e i pensieri del personaggio. Ciò darà un’impronta soggettiva al narrato, trasformando una trama che può essere scontata in una storia originale.

Quando si troverà in una scena, il personaggio focale la descriverà dal basso, vedendo i dettagli che gli interessano e rimanendo colpito da impressioni sensoriali (gli odori, i suoni). Ci parlerà delle sue reazioni e di quello che sta pensando. Anche in una scena di azione.

Ricordate di mettervi nella testa del personaggio focale, quando scrivete. Durante la revisione, controllate di non avere riportato fatti, pensieri o emozioni che il personaggio focale non può conoscere.

Si possono utilizzare più personaggi focali in una storia? Sì, tuttavia sarà bene limitare il numero di personaggi focali e mantenere l’unità di punto di vista in ciascun capitolo. Ciò significa che quando cambiate il personaggio focale sarà bene cambiare anche il capitolo.
Per non generare confusione nel lettore, aprite subito il capitolo con il nuovo personaggio focale. Il cambiamento di punto di vista dovrà essere chiaro.

La tecnica di alternare il punto di vista dell’investigatore a quello dell’assassino è usata in molti thriller.

Ma ci sono bellissimi romanzi in cui la storia è completamente narrata dal punto di vista di un unico personaggio focale.

Il personaggio focale non deve essere il protagonista. L’esempio classico è Il grande Gatsby di F.S. Fitzgerald, in cui la storia è narrata dal punto di vista di un amico di Gatsby. Tuttavia è questo amico il personaggio che ha il maggiore coinvolgimento nella storia, e anche colui che trasmette il messaggio al lettore.

Volete fare un esercizio sul punto di vista? Prendete la favola di Cappuccetto Rosso e riscrivetela dal punto di vista del lupo. Sarà tutta un’altra storia.

La concatenazione delle scene

È utile concepire il proprio romanzo come una successione di scene. Un po’ come un film.

Nella vostra storia avrete un protagonista che vuole ottenere qualcosa, passando per una serie di peripezie. Queste peripezie andranno a costituire le scene della storia.

Fate un elenco di tutte le possibili cose che possono capitare al protagonista mentre persegue il suo obiettivo. La redazione di liste è un buon metodo per farsi venire le idee.

Pensate a tutti gli ostacoli che il protagonista potrà incontrare. A nuovi personaggi che possano aiutarlo, o possano mettergli i bastoni fra le ruote.

Ricordatevi il consiglio di R. Chandler: quando la vostra storia diventa noiosa, fate entrare in scena un tipo con la pistola.

Alla fine di questo processo di ideazione, avrete una decina di scene “madri”, attorno alle quali farete ruotare la storia.

Ricordate che una scena non è un racconto di fatti: è una rappresentazione “scenica” di quello che accade, passo per passo. Comprenderà battute di dialogo. verrà riportata dal punto di vista del personaggio focale. Il lettore sarà nella sua testa, vedrà quello che vede lui e sarà partecipe dei suoi pensieri.

Fatevi una scaletta di queste scene. Qui una scaletta modello, che però è molto generica. La vostra storia avrà scene particolari.

Cercate di mettere queste scene in una successione logica, cioè di causa ed effetto. Fate cioè in modo che ogni scena si concluda con qualcosa che spinge il protagonista verso la scena successiva.

Per portare avanti la storia, è importante che il protagonista raggiunga l’obiettivo finale soltanto alla fine della storia. Ciascuna scena intermedia dovrà concludersi con un esito negativo o in sospeso.

Per lasciare in sospeso l’esito della scena, utilizzare le tecniche di suspense.

Fra una scena e l’altra, potranno essere inseriti momenti di transizione. per esempio l’esposizione del tempo che passa, o di fatti secondari. Oppure passaggi in cui il personaggio focale fa il punto della situazione e riflette sul da farsi (da realizzarsi con monologo interiore o dialogo).

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