Esercizi di stile

#1 – Cambio della modalità narrativa

Questo esercizio vi servirà a familiarizzare con le cinque modalità narrative:

  • dialogo
  • descrizione
  • azione
  • pensieri
  • esposizione

Prendete un episodio di un testo che avete scritto. Per esempio, l’incipit. Potete anche usare l’incipit di un testo qualsiasi.

Analizzate il testo: vi prevale il dialogo, la descrizione, l’esposizione, l’azione o i pensieri?

Supponiamo che il vostro testo sia una descrizione: riscrivetelo sotto forma di dialogo.

Se invece è un dialogo, riscrivetelo sotto forma di pensieri del personaggio.

E così via

Divertitevi a cambiare la modalità narrativa

Mi spiego con un esempio, per il quale userò la favola di Cenerentola.

Nell’incipit della versione dei fratelli Grimm prevale l’esposizione.

La moglie di un ricco si ammalò e, quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlioletta e le disse: “Sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà e io ti guarderò dal cielo e ti sarò vicina.” Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno alla tomba della madre, piangeva ed era sempre docile e buona. La neve ricoprì la tomba di un bianco drappo, e quando il sole l’ebbe tolto, l’uomo prese moglie di nuovo.
La donna aveva due figlie che portò con s’ in casa, ed esse erano belle e bianche di viso, ma brutte e nere di cuore. Per la figliastra incominciarono tristi giorni. “Che vuole quella buona a nulla in salotto?” esse dicevano. “Chi mangia il pane deve guadagnarselo: fuori, sguattera!” Le presero i suoi bei vestiti, le diedero da indossare una vecchia palandrana grigia e la condussero in cucina deridendola. Lì doveva sgobbare per bene: si alzava prima che facesse giorno, portava l’acqua, accendeva il fuoco, cucinava e lavava. Per giunta le sorelle gliene facevano di tutti i colori, la schernivano e le versavano ceci e lenticchie nella cenere, sicché‚ doveva raccoglierli a uno a uno. La sera, quando era stanca, non andava a letto, ma doveva coricarsi nella cenere accanto al focolare. E siccome era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentola.

  1. Proviamo a riscrivere sotto forma di dialogo:

“Cenerentola!” gridò la matrigna “Non hai ancora finito con la biancheria?”

Cenerentola alzò la testa dalla vasca di pietra. “Mi manca poco” sospirò, con le mani rosse dal freddo.

La matrigna mise le mani sui fianchi. “Sei una disgraziata. Mangiapane a tradimento!”

((continuate voi))

  • Adesso riscriviamo concentrandoci sull’azione. Una vendetta

Cenerentola premette il ferro da stiro sulla maglietta della sorellastra. Due, tre, quattro secondi. Il fumo iniziò a spargersi attorno al ferro. Cinque, sei, sette… dodici. Alzò il ferro e sorrise. L’effetto della macchia scura era quasi artistico. Cenerentola alzò la maglietta e la rimirò controluce. Un lavoro perfetto. Era quello che succedeva a proibirle di andare a quella festa.

((continuate voi))

  • Possiamo anche iniziare con una descrizione

Il canto del gallo la fece svegliare all’alba. Cenerentola starnutì, e un odore pungente di cenere le investì le narici. Avrebbe dovuto abituarsi a non dormire in un letto.

La stanza era fredda e per prima cosa Cenerentola andò ad attizzare il fuoco. I ceppi iniziarono a scoppiettare, e una vampata di calore le venne incontro, benefica.

Dalle finestre entrava una debole luce, che a poco a poco rischiarò il pavimento di pietra, il lungo tavolo di legno massiccio, la cassapanca.

((continuate voi))

  • L’ultima modalità narrativa consiste nel riportare i pensieri del personaggio

Non era giusto. Perché era capitato proprio a lei. Lavorava più delle sue sorelle. Ma nessuno si curava di lei, nessuno che le dicesse “brava”. Tutto perché non era la vera figlia di quella donna. Per lei esistevano soltanto Anna e Rachele. E poi era di nuovo incinta. Si era accorta che aveva la pancia. Doveva andarsene da quella casa. Il piu presto possibile.

AVVERTENZA

Questo esercizio serve a capire che esistono più modi per approcciare la scrittura di un testo.

Durante la stesura di un romanzo, cercate di alternare le modalità narrative. Non dedicate lunghi passaggi a una modalità sola, per esempio a una descrizione o a un monologo interiore. Altrimenti annoierete il lettore.