Editing e valutazioni: al mercato dei sogni

Se frequentate uno dei numerosi gruppi di scrittura su Facebook e altri forum in rete vi imbatterete nel consiglio, più o meno disinteressato, di far sottoporre il vostro manoscritto a un editing professionale prima di presentarlo a case editrici o concorsi, e anche prima di autopubblicarlo.

Di questo servizio esistono varianti più economiche, come il cosiddetto “editing strutturale” e la “valutazione editoriale”.

In origine l’editing è una prestazione a cura della casa editrice, che revisiona un manoscritto per farlo rispondere alle proprie norme, alla propria linea editoriale e alle esigenze del mercato. Si tratta di una prestazione che può andare dalla semplice “ripassata stilistica” al vero e proprio “ghostwriting”.

Negli ultimi tempi però il mercato è sommerso da un’ampia offerta di servizi editoriali destinata ai privati, cioè ad aspiranti scrittori che pagano di tasca propria.

Per un privato l’editing ha un costo notevole: a meno che non vi imbattiate in un editor bravo che tiene i prezzi bassi a scopo promozionale, un editing di qualità costa almeno 4 euro a cartella. Se avete quindi un manoscritto di 200 cartelle, dovrete affrontare una spesa di 800 euro più imposte e varie.

Si tratta di una spesa che per un autore alle prime armi è praticamente impossibile compensare con le vendite del proprio libro (le rarissime eccezioni confermano la regola).

Eppure sia l’editing sia gli altri servizi editoriali (come la valutazione, che nel 99% dei casi è una spesa a fondo perduto) sono richiesti sul mercato e danno lavoro a molte persone.

Perché? Come è possibile che un gran numero di aspiranti scrittori sia disposto a spendere cifre cospicue senza ritorno economico?

I servizi editoriali agli occhi di un economista

Spesso è utile uscire dalla torre d’avorio degli ambienti letterari per avere una visuale più disincantata di certi fenomeni.

Di seguito cercherò di esaminare il fenomeno della fioritura dei servizi editoriali da un punto di vista prettamente economico.

Il prezzo di una merce o di un servizio non è determinato (come vi fanno credere gli economisti classici) dai costi di produzione, ma da quanto il cliente è disposto a spendere per ottenere quella merce o quel servizio (che di seguito chiameremo ’”prodotto”).

Da che cosa dipende il prezzo che un cliente è disposto a pagare per un prodotto?

1) Dalle aspettative che il prodotto soddisfa o promette di soddisfare

In genere siamo disposti a pagare un prezzo elevato per quei prodotti che ci promettono qualcosa a cui teniamo molto: per esempio la bellezza (come nei caso dei cosmetici) o lo status sociale (come nel caso del cellulare di marca e degli abiti griffati).

Siamo anche disposti a pagare per diventare famosi e per realizzare un sogno.

Un po’ come per i trattamenti cosmetici, che promettono l’eterna giovinezza: il consumatore è disposto a pagare un prezzo alto per la possibilità (anche remota) di realizzare un sogno.

È questa l’esigenza soddisfatta dai servizi editoriali: la realizzazione del sogno di diventare scrittore.

Si tratta di un sogno comune a molte di noi: nella versione più nobile si tratta di dare forma alla propria creatività, nella versione più veniale si tratta di diventare ricchi e famosi, nella versione comune si tratta di sentirsi letti e apprezzati.

Diventare scrittori è un sogno coltivato da molte persone. Sembra che in Italia siano più le persone che scrivono di quelle che leggono. Si pensi che al concorso “IoScrittore” hanno partecipato 5600 concorrenti nel 2020. E che le opere pubblicate nel 2019 sono state circa 78.000 (compresa la microeditoria ed escluse le autopubblicazioni su Amazon).

In base a queste cifre si può dedurre che il numero di potenziali acquirenti di servizi editoriali sia altissimo. E si tratta di clienti che si aspettano niente di meno della realizzazione di un sogno.

È per questo che i servizi editoriali fioriscono e si fanno pagare bene: il consumatore è disposto a pagare cifre altissime per sognare.

2) Il prezzo dipende dalle disponibilità liquide del consumatore

A fare lievitare il prezzo di una merce o di un servizio è anche la pura e semplice disponibilità di denaro presso il consumatore.

È un fatto: un consumatore danaroso non si fa tanti scrupoli a pagare cifre che a un consumatore medio sembrerebbero esagerate. Una persona ricca ha un rapporto diverso con il denaro rispetto a una persona modesta.

Sembra banale, ma la relatività del denaro rispetto alla condizione economica è un fatto che contribuisce a determinare i prezzi di molti prodotti.

Ci sono prodotti che sono in origine destinati a una ristretta categoria di persone: orologi e automobili di certe marche, abiti firmati, le suite di hotel di lusso, gli immobili esclusivi. Coloro che offrono questi prodotti costosissimi non si rivolgono a tutti i consumatori, ma soltanto a una fetta esigua di essi.

La cosa funziona così: io metto in vendita un prodotto a un costo astronomico. Non deve trattarsi di un prodotto eccellente: l’importante è che venga impacchettato in modo tale da rivolgersi a una certa clientela. Il 90% dei consumatori non comprerà il mio prodotto, giudicandolo troppo caro. Ma un 10 % di consumatori, per i quali il denaro non è così importante, e che sono anche attratti dal messaggio elitario trasmesso dal prodotto stesso, acquisterà il prodotto. Quel 10 % basterà a generare il mio profitto (tanto più alto quanto più saranno bassi i costi di produzione del prodotto).

Anche certi servizi editoriali attingono a questo principio: il servizio viene offerto a un prezzo alto, che non tutti possono permettersi (non ci crederete, ma esistono grandi agenzie che chiedono 1000 euro per una valutazione). Tuttavia esiste un 10% di persone che non guarda agli spiccioli: persone benestanti per reddito o patrimonio, che desiderano diventare scrittori.

Queste persone non si fanno tanti problemi a pagare cifre esorbitanti per un servizio di cui non potranno mai coprire i costi.

Un servizio che potrebbe essere anche di qualità scadente: nessuno garantisce al cliente che il servizio acquistato (editing o valutazione editoriale) venga prestato da un professionista e non da uno stagista alle prime armi.

Fra questi servizi editoriali sono anche da annoverare alcune scuole di scrittura molto costose. Le trovate nel mio elenco, accanto ad altre dai costi più contenuti, a dimostrazione del principio di cui sopra.

Le disponibilità economiche di una certa fetta di aspiranti scrittori sono un fattore che contribuisce a tenere vivo il mercato dei servizi editoriali e a farne salire i prezzi.

Utilità e trappole dell’editing

Considerando il contesto economico di cui sopra, alla ricerca di un editor incorrerete probabilmente in una delle seguenti esperienze (dalla migliore alla peggiore):

a) Editor bravo con agganci editoriali: questi editor sono difficili da trovare. In genere gestiscono anche un’agenzia editoriale o di scouting. Non sono soltanto professionisti, ma sono anche ben introdotti fra le case editrici. Il prezzo sarà almeno di 4-5 euro a cartella. Ci sarà una lista di attesa. Non si tratta in genere di scrittori, anzi spesso quella dell’editor è una professione a sé stante.

Da un editor bravo imparerete un sacco di cose. Un editor bravo vi farà acquisire la consapevolezza dei problemi legati alla buona scrittura. La vostra scrittura ne uscirà potenziata. Sarà un’esperienza che vi servirà per la stesura di tutte le vostre opere successive.

Ma non fatevi illusioni: nemmeno un editor bravo e agganciato può fare miracoli. L’editing non trasformerà il vostro manoscritto in un capolavoro.

b) Editor bravo, ma privo di contatti con la grande editoria.

In genere si tratta di editor che tengono anche corsi di scrittura. Come detto sopra, dagli editor bravi si imparano moltissime cose. Il vostro manoscritto ne uscirà rigenerato e pronto per la pubblicazione.

Ma questo tipo di editor non sarà in grado di farvi fare il passo che a voi più preme, cioè una vera pubblicazione. Al massimo potrà presentarvi alla microeditoria (a cui potete tranquillamente arrivare anche senza intermediari).

Questo caso è più frequente di quanto si creda: la grande editoria è un imbuto da cui passano in pochi. Non solo gli autori emergenti, ma anche quelli affermati si accalcano attorno a questo imbuto. Niente di strano che si creino rivalità, invidie e malanimo, di cui sono vittime anche gli editor bravi.

c) Editor mediocre

Purtroppo il mercato è pieno di editor che, nel migliore dei casi, vi offriranno soltanto il minimo sindacale della prestazione. Un editor mediocre darà una ripassata stilistica al vostro manoscritto, senza occuparsi per esempio degli aspetti strutturali del testo.

Per molti editor, revisionare il vostro testo è soltanto un lavoro, da assolvere nel minor tempo possibile.

Se il vostro testo è scadente, le migliorie apportate da un editor mediocre non basteranno a renderlo accettabile. Invece un editor serio vi inviterà a fare modifiche così radicali, che praticamente dovrete riscrivere il testo da capo. Ma attenzione: lo farà soltanto se lo avete pagato bene o se è un idealista.

Dopo un editing mediocre la percezione che il lettore avrà del vostro testo non sarà molto diversa da quella del testo originario.

d) Editor sedicente

Se poi siete sfortunati, incapperete in sedicenti editor che non hanno alcuna preparazione per affrontare i problemi stilistici e strutturali di un manoscritto. Sarà uno spreco di denaro.

Da cosa si riconoscono? Dal fatto che il loro nome non compare sulla copertina di libri che hanno avuto successo di vendite o di critica. Cercate di procurarvi una lista delle opere già curate dall’editor con cui volete lavorare. Controllate il nome dell’editor sulle copertine dei libri.

***

In conclusione: non riponete speranze illusorie nell’editing. L’editing è utile in primo luogo come scuola di scrittura. Soltanto un editor bravo avrà la pazienza e l’onestà di fornirvi questo servizio. Ma allora: perché non frequentare una scuola di scrittura da subito?

Alternative all’editing

Lo ripeto anche in questa sede: prima di spendere soldi per servizi editoriali come l’editing o la semplice valutazione, la cosa più sensata è frequentare un corso di scrittura creativa.

Non dovete iscrivervi a quelli costosi: ce ne sono di ottimi a buon mercato.

Informatevi sui docenti dei corsi: i corsi indetti da editor affermati non servono soltanto a imparare le tecniche narrative, ma anche ad allacciare contatti con il mondo editoriale.

Se proprio volete pagare una grossa agenzia per una valutazione editoriale, fatelo soltanto dopo avere fatto un corso.

Potete anche studiare da autodidatti: sul mercato ci sono molti manuali di scrittura creativa. Ne ho scritto uno anche io. Se sapete l’inglese, studiate sui manuali dei maestri americani, che sono i migliori.

È poi l’esercizio che fa il maestro: per imparare a scrivere dovete leggere molto e scrivere molto.

Prendete cinque romanzi del genere in cui vi apprestate a scrivere, esaminatene la struttura. Copiateli, per esercizio.

L’apprendimento dovrà consistere di una parte teorica (lo studio sui manuali) e di una parte pratica (esercitarsi tutti i giorni, prendendo a modello scrittori noti).

Un corso di scrittura creativa, che preveda anche esercitazioni, è una scorciatoia, in cui sarete guidati da persone in grado di indirizzare il vostro talento.

Ma anche un percorso di autoapprendimento può essere gratificante e sortire l’effetto voluto. Se possedete l’autodisciplina occorrente per studiare tutti i giorni, e poi scrivere almeno 500 parole ogni giorno, allora è il percorso che fa per voi.

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Il vincitore del premio Neri Pozza

Pier Paolo Vettori vince la V edizione del prestigioso concorso letterario legato alla casa editrice Neri Pozza con l’opera

Un uomo sottile

Meritano menzione anche gli altri quattro finalisti

L’ultima candela di Krujë di Stefano Amato

Dove il mare diventa cielo di Enrica Aragona

Rimane sempre qualcosa di Luca Illetterati

Fino al confine di Luca Saltini

Il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza è dedicato a opere inedite di narrativa letteraria.

I partecipanti sono stati 1.312.

Una commissione designata dalla casa editrice ha selezionato dodici opere, dalle quali è stata scelta la cinquina finalista.

Il vincitore è stato annunciato il 10 settembre durante la cerimonia di premiazione che si è svolta al Teatro Olimpico di Vicenza, e riceverà in premio un assegno di 25 mila euro e la pubblicazione dell’opera da Neri Pozza Editore.

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Autori esordienti: guardatevi dal business!

Il mercato degli autori esordienti in Italia è molto vasto. Si dice che le persone che scrivono siano di più di quelle che leggono.
Un tale mercato naturalmente desta appetiti, da parte di persone ed entità che cercano di lucrare su questa massa di persone.

Qui vi mettiamo in guardia dai seguenti modelli di business:

  1. Il business delle piccole case editrici

Questo business si basa sulla vendita di pochissime copie di moltissimi libri.

È un business contrastante con gli interessi dell’autore, che invece vorrebbe vedere distribuita e diffusa la propria opera. Praticamente l’autore viene costretto a cedere i propri diritti in cambio di poco o niente.

Secondo questo modello la casa editrice cerca di lucrare sulla quantità di libri pubblicati, e non sul numero di copie vendute di ciascun libro (come sarebbe invece naturale per una casa editrice seria).

Pubblicando moltissimi libri (per es. 500-1000 in un anno), è possibile infatti realizzare un profitto, anche se di questi libri verranno vendute soltanto poche copie.

A tale scopo la casa editrice deve abbattere i costi di produzione, di distribuzione e di marketing. E lo fa in questo modo:

  • riduce i costi del personale, mantenendo in ditta pochissimi dipendenti e molti stagisti inesperti. Per questo non dispone di editor e di grafici professionisti
  • non investe un centesimo nell’editing e nemmeno nella correzione di bozze dei libri: praticamente fa un copia-incolla del manoscritto dell’autore
  • non investe in un distributore serio, che pretenderebbe un’alta percentuale del costo di copertina. Punta invece su distributori ‘”on demand” e sull’autodistribuzione. Ciò significa che i libri non arrivano mai in libreria, perché nessuna libreria ordina libri di sconosciuti senza poterli rendere.
  • mette in vendita il libro a un prezzo di copertina relativamente alto e concede all’autore le royalties minime
  • è restia a collaborare con Amazon e privilegia la vendita diretta sul proprio sito. Se viene prodotto un ebook, questo non viene messo in vendita su Amazon.

Come si fa a riconoscere queste case editrici?

  • Prima di tutto guardate il numero di titoli pubblicati dalla casa editrice. Se sono tanti, diffidate: come è possibile che la casa editrice piccola riesca a pubblicare tutti questi libri con la dovuta cura?
  • Come si apre il sito della casa editrice? Con una scritta a caratteri cubitali, in cui si dice che “cercano manoscritti”? Diffidate: le case editrici serie non hanno bisogno di adescare autori esordienti
  • Leggete bene il contratto: se non è specificata la tiratura iniziale, ciò significa che il vostro libro verrà stampato in un numero esiguo di copie. Però consolatevi: senza l’indicazione della tiratura, un contratto di edizione a termine è nullo.
  • Diffidate da tutte le clausole che privilegiano la vendita diretta e penalizzano la vendita sugli store elettronici: nessuno conosce queste case editrici, e nessuno compra libri sul loro sito.
  • Controllate se i libri già pubblicati sono disponibili su Amazon.
  • Diffidate da clausole che vi obbligano a fare presentazioni del vostro libro: non siete venditori porta a porta.

Conclusione

Naturalmente siete liberi di pubblicare con una casa editrice che stamperà e distribuirà pochissime copie del vostro libro.
Per un esordiente è importante arrivare a una prima pubblicazione: non serve soltanto alla soddisfazione personale, ma anche a fare curriculum. E il curriculum è la prima cosa che altre case editrici andranno a guardare.
Se però avete un’opera che vi sta a cuore, ricordate che probabilmente la brucerete con questo tipo di editore.

  1. Il business delle valutazioni a pagamento

Si premette che qui non si intende fare di tutta l’erba un fascio. La valutazione può essere utile all’autore, soprattutto se si tratta della valutazione che precede l’editing e che contiene suggerimenti concreti di editing.

Il business da cui vogliamo mettere in guardia è quello delle agenzie letterarie, che si fanno pagare profumatamente per rilasciare valutazioni di manoscritti.

Specialmente le agenzie più blasonate esigono onorari molto elevati per la valutazione. In cambio, non offrono alcuna garanzia, sia per quanto riguarda la qualifica della persona che redige la valutazione, sia per quanto riguarda i tempi di consegna.

Una famosa agenzia letteraria mi ha chiesto più di 500 € per rilasciare una valutazione, e non voleva nemmeno impegnarsi a consegnarla entro una determinata data. Un’altra, meno famosa, ha richiesto 36,- € per leggere 20 pagine del manoscritto. Visto il prezzo basso in termini assoluti (ma non relativi: provate a moltiplicare 36 x 10), ho accettato: questa agenzia mi ha fornito una valutazione di 5 righe, nessuna delle quali conteneva un solo riferimento concreto al mio scritto.  Una presa di giro.

Si ricordi che la valutazione di agenzia a pagamento non esiste all’estero.

È anche molto facile produrre valutazioni stereotipate, redatte da persone che hanno letto il manoscritto in maniera superficiale, o da stagisti sottopagati. L’autore non ha nemmeno la garanzia che il manoscritto venga letto davvero.

E non fatevi illusioni sulle possibilità di pubblicazione con una grande casa editrice: se l’agente non ritiene valido il manoscritto, non lo promuoverà nemmeno se gli avete corrisposto un onorario salato.

Conclusione: se avete soldi da spendere, meglio frequentare un corso di scrittura creativa.

  1. Il business dell’editing

Si premette che, fra tutti i tipi di business elencati sopra, forse questo è quello più utile all’autore. Lavorare con un bravo editor è come frequentare un corso di scrittura.

Però anche qui ci sono trappole in cui e meglio non cascare:

  • l’editing non fa miracoli:
    troverete editor che accettano di lavorare sul vostro manoscritto, anche se esso è privo di potenzialità. Con l’editing non si può rendere pubblicabile un testo gravato da pecche strutturali e stilistiche. Qui correte il rischio di spendere molti soldi per niente.
  • l’editing non è una semplice correzione di bozze:
    al prezzo dell’editing potreste ricevere una semplice correzione ortografica o vagamente stilistica del manoscritto. Questo editing superficiale è diffuso.
  • l’editing potrebbe essere stereotipato:
    poiché molti autori esordienti fanno errori tipici, è facile per un editor fornire suggerimenti in base a una scaletta preconfezionata (del tipo: manca il conflitto, manca il climax, manca la struttura in tre atti, punto di vista ballerino, dialoghi a teste parlanti, ecc.) senza fornire un’analisi approfondita del vostro manoscritto. Spesso questo tipo di editing viene offerto con il nome di “editing strutturale”.

Suggerimenti

  • Per prima cosa è meglio frequentare un corso di scrittura creativa. Rivolgetevi a un editor soltanto dopo che avrete imparato i fondamenti del mestiere. Altrimenti vi prestate all’editing stereotipato
  • Assicuratevi che nel contratto sia specificato il numero di giri di editing previsti: altrimenti verrete lasciati alle prese con il primo giro di editing, senza alcuna revisione ulteriore.
  • Non iniziate subito con l’editing, ma richiedete prima una valutazione del testo: questa prestazione costa meno dell’editing, ma può avere la stessa utilità, soprattutto se il vostro manoscritto non è ancora maturo.
  • Chiedete un editing di prova gratuito.
  • Domandatevi se siete disposti a modificare radicalmente il testo: l’editing potrebbe richiedere proprio questo.
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