Petrolio e denaro: Alex – un giallo valutario

Alex – un giallo valutario

Thriller finanziario ambientato nella City di Francoforte.

Qui un gruppo di amici dallo stile di vita libero e non convenzionale denuncia a un commissario di polizia la scomparsa del maschio alfa: Alex, un tecnico petrolifero di origine italiana, appena rientrato dalla guerra in Iraq.

Il commissario è inizialmente scettico, ma finisce per subire il fascino degli amici di Alex e presto diventa uno di loro. Le indagini lo porteranno fino a Roma, ove la strana morte di un extracomunitario insospettisce alcuni agenti antiterrorismo della polizia italiana.

Riusciranno i personaggi a fare luce sui veri motivi della scomparsa di Alex? A scoprire i segreti del suo lavoro, e che cosa aveva a che fare con l’unione monetaria e con l’euro? Riusciranno a capire chi era Alex veramente?

Alex ha una trama gialla, ordita su un sottotesto economico-politico che ha per oggetto l’euro, l’Europa e le guerre imperialiste per il petrolio e la supremazia geopolitica. Un tema putroppo molto attuale.

Ma è anche qualcosa di più. In un finale a sorpresa, il lettore si troverà di fronte a interrogativi universali, legati alla natura del denaro e all’identità dell’individuo nell’era della globalizzazione.

Alex – un giallo valutario 

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ALEX − un libro per capire la finanza

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Trama

Al di là della storia incentrata su un gruppo di amici che cercano uno scomparso, Alex è un libro che spiega in modo semplice alcuni meccanismi e concetti della finanza.

E non si tratta di temi astratti, ma di questioni che ci riguardano da vicino: vi siete mai chiesti come viene generato il denaro, e come viene distribuito ai cittadini? Come è possibile che certi operatori possano indebitarsi senza limiti? Fra i temi affrontati da Alex ci sono la natura del denaro, il ruolo delle valute di riserva e la monetarizzazione del debito.

Chi non ha mai sognato di possedere un’ingente somma di denaro? Per i comuni mortali il denaro è qualcosa che può cambiare completamente la vita.

Purtroppo il comune cittadino, salvo una vincita al lotto, può procurarsi il denaro soltanto con il lavoro. Provate a recarvi in banca a chiedere un credito milionario: vi rideranno in faccia.

Tutto normale, se non fosse che i limiti imposti al comune mortale non valgono per le élite finanziare. A questi operatori vengono concessi crediti ingenti, spesso senza alcuna seria garanzia. E visto che gli attuali tassi di interesse sono quasi zero, si tratta di una distribuzione del denaro praticamente gratuita.

Per il comune cittadino è impossibile ottenere i crediti che vengono elargiti agli operatori finanziari. In Europa il cittadino deve accontentarsi di quello che gli concede lo stato sociale, come la pensione anticipata o il reddito di cittadinanza. Anche queste elargizioni sono possibili perché lo stato, al pari degli operatori finanziari, può indebitarsi a costi molto bassi.

Negli Stati Uniti, patria del dollaro (la più potente valuta di riserva), la facile elargizione del credito arriva fino ai comuni mortali: per gli americani è normale indebitarsi fino al collo con i mutui immobiliari, o con la carta di credito, o con mutui di ogni genere (dai mutui destinati al consumo a quelli per il finanziamento degli studi universitari). Si tratta di uno sviluppo destinato probabilmente ad arrivare fino a noi.

E qui entra in gioco un altro tema trattato dal libro: il ruolo delle valute di riserva, come l’euro o il dollaro.

Non tutti gli stati possono stampare moneta (cioè indebitarsi senza limiti): questo privilegio è concesso soltanto agli stati che battono monete accettate in tutto il mondo come valute di riserva: il dollaro, l’euro, la sterlina inglese (finora), lo yen giapponese e lo yuan cinese.

Il privilegio di indebitarsi sorge dal fatto che questi stati battono una moneta che viene richiesta e assorbita dai mercati internazionali: una questione che spesso non è meramente di predominio economico, ma anche legata all’espansione territoriale (si veda l’attuale progetto Via della Seta della Cina) e al potere militare (il classico metodo gli USA).

Alla luce di quanto sopra, si capisce meglio perché gli stati europei abbiano deciso di unire le forze e dare vita, con l’euro, a una valuta di riserva internazionale. Ma il cammino è stato tortuoso, e più contrastato di quanto sia noto al grande pubblico.

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A tempi del coronavirus: una chance per l’e-book

Benché molte piccole case editrici si lamentino dei loro scarsi guadagni, l’industria del libro fa girare molti soldi. Nel 2018 sono stati venduti 100 milioni di libri, per un fatturato di circa 3 miliardi di euro.

Il fatto è che i guadagni vanno tutti nelle tasche delle grandi case editrici e della grande distribuzione, due canali che spesso sono legati a filo doppio, come per esempio nel caso della Mondadori. (Qui un articolo su come funziona la distribuzione in Italia).

Per questo motivo le librerie vendono prevalentemente libri editi da grandi case editrici. Ciò vale in particolare per le librerie di catena. E i lettori che si recano in queste librerie sono invogliati a compare i libri esposti: un circolo vizioso, che penalizza non soltanto i piccoli editori, ma anche l’editoria di qualità.

Con la crisi del coronavirus, che ha imposto la chiusura delle librerie, le vendite di libri sono crollate del 75%, secondo quanto riportato dall’AIE. Una situazione drammatica. Sono state soppresse molte pubblicazioni in programma, molte presentazioni, e anche le più importanti fiere del settore.

Questa situazione presenta però innegabili opportunità per l’editoria non allineata alla grande distribuzione: parliamo di editori indipendenti, e parliamo di una forma di pubblicazione finora sottoprivilegiata: l’e-book.

Il libro digitale, comodamente leggibile con un apposito lettore o con qualsiasi smartphone o tablet, ha occupato nel 2019 una quota di mercato pari al 10 % di tutti i libri venduti. Una quota molto bassa.

La limitata diffusione dell’e-book è voluta dalle case editrici e dalla grande distribuzione: l’e-book è un’alternativa al cartaceo, e gli fa concorrenza. Per questo le grandi case editrici

1) sono riluttanti a pubblicare le opere in formato e-book e lo fanno soltanto in un secondo tempo, come con i tascabili

2) mettono in vendita gli e-book a un prezzo elevato, che ne scoraggia l’acquisto.

Altri possibili motivi della riluttanza delle case editrici a pubblicare le opere in formato e-book sono la piaga della pirateria e la garanzia di recesso offerta da Amazon. Alla prima si potrebbe ovviare con pene più severe, alla seconda tramite apposite disposizioni di legge.

Con le librerie chiuse, il mercato dell’e-book presenta ora ampie possibilità di crescita. Un’occasione che editori indipendenti e autori farebbero bene a non lasciarsi sfuggire. Costretti a stare chiusi in casa, i lettori si stanno abituando alla digitalizzazione, e tenderanno ad acquistare più e-book di quanto hanno fatto finora. Ne scopriranno i vantaggi: prezzo accessibile, comodità di acquisto, spazio ridotto per la propria biblioteca.

È in atto una rivoluzione digitale, che cambierà il nostro modo di leggere e i nostri gusti. La crisi del coronavirus ne è soltanto il catalizzatore.

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